sabato 21 novembre 2009

San Giovanni apostolo - Ponte d'Oddi (PG)

Gaspare, benemerito delatore, ha le idee chiarissime:

Nata da un progetto imposto con prepotenza della CEI di Roma (ha bocciato tutti i progetti locali e imposto il suo) e dalla mente malata di un pseudo professore di architettura capace (sino ad allora) di fare cimiteri, cripte, e mausolei.
Violate tutte le più banali norme e principi della tutela del paesaggio e promozione/difesa del bello, ignorata la cultura estetica religiosa del popolo italiano, mandati a quel paese tutti quegli artisti che hanno reso bella e visitabile l'Italia. Guardando una delle tante chiese vicine a questo mostro l'animo di un uomo è invaso da uno stato d'animo (ognuno pensi al suo), e guardando questo mostro, quale è lo stato d'animo che si prova? Basterebbe questo per capire cosa si è creato. Spero che si riesca ad abbatterlo presto e che qualcuno paghi per lo scempio fatto








Illuminante il commento di Don Antonio Santantoni, liturgista:

Alla chiesa parrocchiale di Ponte d'Oddi a Perugia si può accedere dai diversi punti cardinali; ognuno di essi offre un diverso colpo d'occhio sull'edificio. Sorge sul fondo di un modesto avallamento tra due collinette ricoperte di verde, attorniata da tetti rossi e bianche facciate di case e palazzi di 3-5 piani. Una presenza difficile da ignorare. Il rosso ocra del mattone conferisce alla struttura di soli 13 metri di altezza un'immagine di notevole solidità.
Struttura importante dal punto di vista urbanistico, essa rispecchia adeguatamente la poetica architettonica dell'autore: "Difficile in Zermani tracciare il confine fra spazi sacri e le opere civili" (Andrea Volpe). Vedendola, verrebbe fatto di pensare più a un capannone che a una chiesa. C'è tutto lo Zermani-pensiero: "La soglia che distingue sacro e profano si è progressivamente assottigliata nel nostro secolo, fino ad apparire matericamente inafferrabile."

L'aula liturgica riceve luce dal nastro sommitale: è sufficiente o si sente la mancanza di altri momenti luministici che articolino il percorso interno?
L'aula sacra non soffre di mancanza di luce: la grande fascia luminosa che percorre tutta la copertura dell'aula le assicura una buona luminosità ben distribuita nei momenti non liturgici. Non sono in grado di dire in che misura la luce artificiale riesca a rimediare al deficit di luce 'dinamica' nei vari riti della liturgia in atto. Assai apprezzabile la calda luce, tutta artificiale, della cappella senza finestre della riserva eucaristica.

La successione chiesa-sacrestia-cappella-sagratosuperiore in linea retta si legge come un continuum logico o come serie di momenti separati?
È certamente uno dei punti più deboli di quest'opera per il resto apprezzabile. La passione per certe alchimie numeriche e per certe sequenze lineari può giocare qualche brutto scherzo, come il pesantissimo dislivello che separa la cappella feriale dall'aula maggiore. Sono decine e decine di gradini, e quando sei sopra hai già dimenticato ciò che hai lasciato in basso.

Ma, al di là delle critiche possibili, il parroco riferisce di trovarsi bene in quella chiesa, né la cambierebbe con un’altra. (L.S.)


Ogni altra parola sarebbe superflua.

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